360. UN VECCHIO RACCONTO RITROVATO
Nei primi anni ’90 con alcuni amici organizzammo un concorso letterario a tema, il ballo. Anch’io scrissi un brevissimo racconto per l’occasione. L’unica copia cartacea andò persa e anche il file originario si smarrì tra cambi di pc e crash di hardware. Un paio di mesi fa, mentre fuori infuriava il temporale, ho esplorato la soffitta di mia madre, che custodisce tesori. In uno scatolone che contiene fumetti c’era un sacchetto di plastica con dentro dei floppy disc d’epoca. Con una certa fatica sono riuscito ad aprirli. C’erano prime versioni di lavori poi conclusi, bozze di progetti finiti nel nulla e poi, sorpresa, c’era il racconto Al ballo. La sua atmosfera mi sembra oggi un po’ troppo sentimentalmente vintage, ma comunque mi fa piacere offrirvelo in lettura per le prossime due settimane in cui sarò quasi sempre lontano da pc e connessioni web.
AL BALLO
Danzano. Ballando vorrebbe attirarla a sé – come in quel tempo non troppo lontano in cui si erano frequentati, prima che lui lasciasse l’isola per far ritorno al proprio paese. Nella penombra del salone il tessuto del suo abito, delicato al tatto, si colora di una tonalità lunare.
«È meraviglioso averti ancora qui tra noi».
«Sì, finalmente sono riuscito a tornare».
Ricorda quando la teneva fra le braccia e la baciava; la superficie del suo corpo, morbida, profumata, liscia, non ha segreti per lui. E la gaiezza del suo volto, oggi come allora, è essa stessa una danza per gli occhi.
Scherza: dice che questa sera non intende dividerla con altri pretendenti.
La musica cambia. Ora è lenta ed evocativa, scritta – gli sembra – per accompagnare in autunno i passi silenziosi degli amanti lungo il sentiero che attraversa il parco. Le cinge i fianchi – si va facendo ardito – e ripensa ad altri contatti con la sua pelle, a quella volta che lei mentì ai genitori per passare la notte con lui.
«Sai, aspetto un figlio».
Lei sa che lui è impareggiabile nell’incassare le notizie perturbanti. Dentro di lui tutto si sta rimescolando, il cuore si abbassa e lo stomaco si rovescia, ma nulla trapela all’esterno.
«Allora ti sei sposata!».
«No».
Sorride, radiosa, come se per una felice ironia della sorte stesse sperimentando una libertà senza confini. Lui vorrebbe soffrire, ma non può.
«Ci sei rimasto male?».
«Non ne l’aspettavo».
«Mi dispiace».
«Di aspettare un figlio?».
«Di averti deluso».
Si lascia guidare da lui nei passi difficili. Mentre si muove, ogni piega del suo vestito esprime grazia. Lui pensa che il corpo umano fa cose che trascendono il corpo stesso. Se di tanto in tanto chiude gli occhi è per guardarsi meglio nell’anima.
Non ricorda di averla mai vista tanto belle, lei e l’anima.
Desidera solo che lei continui a sorridergli.
Sente di non aver mai amato nessuna donna in modo così perfetto.
Post scritto con il font Georgia ascoltando il free jazz di George Haslam e Lol Coxhill – proprio fuori tema con il post.
359. BEN OLTRE IL MEZZO DEL CAMMIN
Di rado parlo di me. Oggi è una delle poche occasioni.
Quando l’accumulo di anni si fa consistente i compleanni perdono di interesse; a me però dispiace di non potere, per varie ragioni, invitare amici e festeggiare il bel numero 44. Ho la stessa età della prima vittoria della Spagna ai campionati europei di calcio. Ieri c’è stata la seconda, quasi quasi lo prendo come un auspicio incoraggiante. Qualche giorno fa mi sono arrivati gli ultimi esami dell’AVIS: nonostante gli ultimi due anni non siano stati avari di stress anche pesanti, non ho mai avuto analisi così buone in venticinque anni. Sarà un auspicio incoraggiante? Magari faccio ancora in tempo a migliorare la mia resistenza allo sforzo fisico, a cominciare dal sesso (l’età è quella in cui le cose davvero importanti si riducono di numero e crescono d’intensità).
Intanto ho ripreso a lavorare a progetti che da tempo tenevo in sospeso per la necessità di indirizzare energie altrove – e in parte per un calo di fiducia.
Alla salute!
Post scritto con il font Garamond ascoltando il gruppo new folk catalano La bruja gata.
358. CALCIO E COMPLESSITA’
Ora che non c’è da tifare per la nazionale, vi invito a guardare la finale dei campionati europei di calcio in una prospettiva originale: rilassati, è ovvio, ma cercando di considerare una partita di calcio come rappresentazione su scala ridotta della complessità del mondo reale.
Da bambino io e i miei amici, come tutti i bambini, organizzavamo partite di calcio dove capitava. Potevamo permetterci anche di giocare in strada, tanto ridotto era il traffico nelle vie interne dei quartieri. Ricordo che le regole delle partite erano fluide, adattabili alle caratteristiche del terreno di gioco e al numero dei giocatori. Al livello minimo ci si limitava a dar calci al pallone in cortile, ma quasi sempre, anche senza arbitro, si teneva conto delle azioni non consentite (falli di mano, sgambetti) e di altre regole, spingendosi quando possibile fino a sottigliezze come il fuorigioco passivo o la rimessa laterale da effettuare portando le mani dietro la testa, altrimenti la palla sarebbe passata all’avversario.
Giocare a uno sport di squadra pieno di regole è in fondo una lezione di complessità. Dopo anni di partite qualsiasi ragazzino, solo grazie all’esperienza, è in grado di seguire una partita, interpretare la complessità della situazione in campo e cogliere simultaneamente schemi, posizione e movimenti dei giocatori, con e senza palla al piede, capovolgimenti di fronte, fuorigioco, fischi dell’arbitro. Dal punto di vista cognitivo il modello è applicabile anche ad altri ambiti; eppure molti che comprendono agevolmente le dinamiche del calcio dichiarano, ad esempio, di non capire le complicazioni del gioco della politica. La politica è il tipico terreno in cui la semplificazione tende a funzionare meglio della complessità. In qualche modo, il bisogno di semplificazione sembra essere una caratteristica innata che però, paradossalmente, agisce nella complessità della storia. Si potrebbe anche affermare che da sempre sono la complessità del mondo e la necessità di gestirla a determinare il bisogno di semplificazione – la cui azione nella storia, a sua volta, condiziona le direzioni della complessità.
Nel calcio, appunto, il principale agente di semplificazione è il tifo (che non a caso è anche una malattia infettiva); in sua assenza, però, possiamo osservare lo svolgersi di una partita come interazione tra le regole e l’aleatorietà determinata dai contributi e dagli interessi individuali e dagli intrecci del caso. In politica e nelle relazioni sociali avviene qualcosa di simile, anche su scala maggiore: le regole possono essere esplicite e vincolanti (in politica dovrebbero) o implicite e più fluide (nei rapporti sociali, ma spesso sulle regole implicite si costruiscono forme di controllo sociale severissime), ma in tutti i casi esse condizionano le scelte, le iniziative, gli orientamenti e i modi di perseguire i propri interessi da parte dei singoli e dei gruppi.
Buona partita.
SEGNALAZIONE
Il sito www.parmadaily.it pubblica oggi un’intervista al vostro affezionatissimo dedicata soprattutto alle affinità casuali. Il link è
http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=IBL&pdi=12825
Qualcuno si chiederà se non avevo foto migliori da offrire alla testata. L’interrogativo rimarrà aperto.